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14/11/2018

S. Giocondo vescovo

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L'è fo 'l ginè

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09/11/16

Ma che bello rivivere le tradizioni di una volta. Quando ero bambina ricordo che andavo dai nonni e entravo direttamente in casa (non riuscivo a farli uscire)...non si usava suonare il campanello allora...e urlavo: L'è fo 'l ginè! Loro ridendo si fingevano stupiti e finivano per darmi un pazzetto di pane e formaggio. Le caramelle ancora erano cosa rara...specie in casa loro.

Dunque ecco la vera storia di questa tradizione: il 31 gennaio c'era la tradizione de"l'è fo 'l giné e". Bambini e ragazzi, ma spesso anche adulti e donne, cercavano di far uscire da una casa le persone che vi abitavano.

Spesso inventavano scuse e motivi inesistenti ma plausibili per costringere la gente di casa ad uscire all'aperto per vedere cosa era successo e quando era necessario escogitare un sistema più convincente del chiamare a voce alta per far cadere nel tranello la persona presa di mira, si prendeva un grosso "sciuch" o una vecchia pentola e li si faceva rotolare giù per le scale così da spaventare, insieme con le grida, i parenti e i vicini che si precipitavano fuori per vedere cosa era accaduto.

Appena uscivano di casa venivano accolti da sonore risate e dalla tipica frase "l'è fo 'l ginee".

Ancora oggi il 31 di gennaio i ragazzi in Alta Valtellina  se né vanno per le strade gridando allegri "è fóra Genarùm „! (gennaio se va!).

Se ti imbatti in questi giorni per le vie di Bormio, può capitare di vedere qualcuno "all'opera"...

Anche nelle valli vicine si usa ancora questa tradizione specie nelle alte valli bergamasche e bresciane dove i ragazzi si divertono un mondo facendo i funerali al mese di gennaio al suono di raganelle, fischi, strascichi di catene infernali... et similia. I ragazzi bormiesi sono, forse, più discreti giacchè bussano alle porte dando il lieto annuncio...” (fonte: www.paesidivaltellina.it)