La vera storia degli sciatt

mer, 23/09/2026 - blog

Dove sono nati gli sciatt? Non a Teglio, come si crede spesso, ma al Ristorante Cerere di Ponte in Valtellina. La ricetta nasce nel 1927 per mano di Caterina Lanzini, prima proprietaria del locale insieme al marito Olindo Franchetti.

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1927: una locanda, una coppia, un'idea

Nel 1927 il cavalier Olindo Franchetti, commerciante di prodotti alimentari di Ponte, acquista la trattoria-locanda che diventerà il Cerere. Il nome non ha nulla a che fare con la dea della terra: viene da Cerere, l'asteroide scoperto nel 1801 dall'astronomo Giuseppe Piazzi, originario proprio di Ponte in Valtellina.

Olindo gestisce la parte ricettiva, fu tra i primi della zona ad avere l'acqua corrente,  mentre la moglie Caterina Lanzini, detta "Rina", si occupa della cucina, insieme alla cuoca Assunta.

Ed è qui, in questa cucina, che nascono gli sciatt.

Dai chiscioi di Tirano a una ricetta tutta nuova

Caterina conosceva bene i chiscioi, le frittelle piatte di grano saraceno tipiche di Tirano. Ma volle provare a dargli una forma diversa: più gonfia, più soffice, quasi come un bignè. Prova dopo prova, mise a punto una ricetta nuova, con un pezzetto di formaggio giovane e grasso racchiuso dentro l'impasto.

Il nome, sciatt, significa letteralmente "rospo" in dialetto valtellinese: la forma tondeggiante e un po' irregolare della frittella ricorda proprio quella dell'animale.

La ricetta, Caterina la custodì gelosamente. Per anni, gli sciatt si mangiarono solo lì, al Cerere. Nessuno fuori da quelle mura sapeva come si preparassero davvero.

Un equivoco da correggere

Negli anni la gestione del Cerere passò a Rosalinda Franchetti, detta "Cicci", una delle sette figlie di Caterina, tra il 1965 e il 1967. Cicci gestiva il locale insieme al marito, Umberto Del Zoppo, che si occupava dell'approvvigionamento di carni e salumi. Sotto la loro guida il ristorante si affermò ulteriormente, tanto che la cucina del Cerere entrò tra le più apprezzate di tutta la Lombardia secondo la guida Bolaffi.

Proprio per questo, nel tempo si è diffusa l'idea che gli sciatt li abbia inventati lei. Ma non è così: la ricetta esisteva già, ed era di Caterina. A confermarlo non è solo la testimonianza diretta della famiglia, ma anche il libro "La mia mamma lavorava sempre... Un mondo di donne", edito dall'Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, che descrive esplicitamente gli sciatt come "piatto di sua esclusiva creazione". A Caterina va quindi riconosciuta l'invenzione, a Cicci il merito di aver fatto conoscere il Cerere e i suoi sciatt,  ben oltre i confini della valle.

Una ricetta ancora segreta

Dopo il passaggio di mano in cucina nel corso degli anni, la ricetta iniziò lentamente a diffondersi anche fuori dal Cerere. Oggi gli sciatt si mangiano ovunque in Valtellina, e non solo, ma spesso con ingredienti che ai tempi di Caterina non esistevano nemmeno in quella cucina, come la birra o l'acqua gassata nella pastella. È anche per questo che l'ingrediente segreto della ricetta originale resta un mistero.

Quella di Caterina, tramandata di generazione in generazione fino ad oggi, è ancora custodita al Cerere. A prepararla personalmente è Marino, che la fa a memoria: non è scritta da nessuna parte, e nessuno può vedere esattamente cosa aggiunge alla pastella. Chissà se un giorno deciderà di svelarla a qualcuno.

Dove mangiare gli sciatt originali

Se volete assaggiare gli sciatt così come li fece Caterina la prima volta, la strada resta una sola: salire fino al Cerere di Ponte in Valtellina. Un paio di chilometri di tornanti dalla strada statale, il panorama delle Orobie davanti, e una ricetta che, dopo quasi un secolo, ancora nessuno fuori da quelle mura conosce per intero.

Le fonti di questa storia

Questa ricostruzione nasce dall'incrocio di più fonti. La testimonianza diretta di Cinzia, nipote di Caterina Lanzini, ha permesso di correggere un equivoco diffuso: un articolo d'epoca del giornalista gastronomico Edoardo Raspelli, dedicato al Cerere quando il ristorante era già gestito da Cicci, racconta gli sciatt come parte della cucina del locale senza specificare chi li avesse ideati, lasciando così intendere, implicitamente, che fosse un piatto di Cicci. Il libro "La mia mamma lavorava sempre... Un mondo di donne", edito dall'Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, chiarisce invece che gli sciatt sono "piatto di sua esclusiva creazione" riferendosi a Caterina, non a Cicci.

Lo raccontiamo anche in video

La vera storia degli sciatt è protagonista del decimo episodio di Tra Radici e Segreti, la serie video che vede la collaborazione tra Calendario Valtellinese e Waltella Vibes.

Se vuoi rivedere il reel, lo trovi sul nostro profilo YouTube.

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Il Cerere oggi

Dal 1982 il Ristorante Cerere è gestito da Marino Fratò, nel cuore del centro storico di Ponte in Valtellina. Il ristorante ha sede in Casa Guicciardi, storica dimora seicentesca ristrutturata nel secolo scorso mantenendo intatte le sue caratteristiche architettoniche, con un giardino a disposizione della clientela.

E qui non si viene solo per mangiare. Le sale sono ancora quelle di una volta: soffitti e arredi in legno, tutto curato, tutto rimasto. In una sala trovate anche i ritratti di Olindo e Caterina, i primi proprietari. Come essere ospiti a casa loro, cent'anni dopo.

In cucina, accanto ai grandi classici della tradizione valtellinese — pizzoccheri, sciatt e non solo — trovate anche piatti creati dagli chef interni, che reinterpretano la tradizione in chiave più attuale. Il tutto accompagnato da una cantina di vini valtellinesi d'annata, tra pezzi rari e pregiati.

Il ristorante è anche location per cene di lavoro, banchetti di cerimonie e pranzi nuziali.

Si trova  in via Guicciardi 7 a Ponte in Valtellina

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