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14/12/2018

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Foto Alessio Giovacchini ©

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TERRITORIO

La chiesa parrocchiale di San Maurizio

In Valtellina, molte chiese affondano la loro origine in epoca medioevale, ma ben poche sono rimaste indenni dai pesanti rimaneggiamenti di epoca barocca: tra queste rientra il San Maurizio di Ponte, vero scrigno di storia e arte. L’armonioso accostamento di elementi romanici, gotici e rinascimentali è frutto dell’iniziativa di pontaschi colti che, grazie alle loro conoscenze nei principali centri di produzione artistica della Lombardia, riuscirono a portare a Ponte artisti di primo piano. La chiesa parrocchiale di San Maurizio, eretta nel XIII secolo, fu ampliata una prima volta nel 1347 e portata alle attuali dimensioni a metà del XV secolo. Rimasta successivamente danneggiata fu sottoposta a restauro nel 1878 e, in tempi recenti, nel 1998. La chiesa presenta una sovrapposizione di stili (romanico, gotico e rinascimentali) che non ha però nuociuto al monumento, che resta a tutt’oggi uno dei più interessanti e meglio conservati dell’intera Provincia. La facciata, progettata nel 1460 da Jacopo Corti di Valsolda, esibisce un maestoso portale in marmo con lunetta affrescata da Bernardino Luini. Ad est si eleva l’elegante torre campanaria, con incisioni arcaiche su alcuni conci angolari. L’interno della chiesa è a pianta basilicale, articolata in tre navate scandite da colonne in granito sormontate da pregevoli capitelli. Il tetto è a capriate a vista e conserva ancora, sul soffitto, capriate lignee originali. Grande suggestione riveste lo spazio presbiteriale, costruito nel 1500 dai fratelli Giacomo e Tommaso Rodari: qui tutto si esprime ad un livello altissimo, dalle linee architettoniche ai medaglioni marmorei, dal portalino della sagrestia al tabernacolo, e armonioso appare l’accostamento con gli stalli corali di Pietro Brasca (1500), rimaneggiati nella seconda metà del Seicento da Pietro Ramus, e con le quadrature di Giuseppe Porro (1770 ca.). Ma il pezzo più sorprendente è forse il ciborio bronzeo, opera del 1578 di due orafi pontaschi aventi bottega a Milano, i fratelli Innocenzo e Francesco Guicciardi, che si dimostrano aggiornatissimi rispetto ai dettami di san Carlo Borromeo in materia di arredi sacri. Nelle navate lo sguardo, gratificato, scivola dal polittico affrescato nella prima cappella di sinistra (G. B. Malacrida da Musso) al fonte battesimale del 1585 coperto da un bel coprifonte in legno; dalla splendida ancona di Giacomo Del Maino nella prima cappella di destra agli affreschi eseguiti sulle volte da Felice Scotti; dal pulpito realizzato nel 1611 da Baldassarre Heger agli affreschi di Giovanni Gavazzeni (1899).Scopri di più. Clicca qui

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