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10/12/2019

N.S. di Loreto

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Foto Alessio Giovacchini ©

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TERRITORIO

Al Santuario San Luigi di Sazzo

Il santuario di San Luigi di Sazzo è da secoli méta tanto di affollati pellegrinaggi quanto di singoli fedeli, provenienti da tutta la valle; il luogo in cui sorge, del resto, lo rende sosta quasi obbligata non solo per motivi di culto, ma anche a scopo ricreativo, essendo la prima tappa per una più impegnativa escursione lungo la pittoresca valle d’Arigna, all’imbocco della quale si trova.

Il campanile, che fu ricostruito tra il 1892 e il 1893 dai capimastri Omobono Cenini e Innocente Corbellini in quanto giudicato “pericolante”, è ben visibile già da lontano; la chiesa, invece, sembra celarsi agli occhi del viandante per poi svelarsi nella sua massiccia possanza quando si giunge sul sagrato.

La prima pietra fu posta nel 1608 là dove sorgeva la cappella castellana dei Quadrio, intitolata a San Michele; la consacrazione, nel 1664, vide presente il cardinale Federico Borromeo.

Sobrio nelle linee esterne, secondo le disposizioni della controriforma il santuario ha navata unica e sei cappelle laterali.

Nella prima, a sinistra, sede del fonte battesimale, è collocata una tela tardocinquecentesca (1596) attribuita con buona sicurezza al pittore Cipriano Valorsa di Grosio; di Giovan Battista Macolino, chiavennasco, invece, è la tela con i misteri del Rosario.

La terza cappella di sinistra è dedicata al Santo titolare del santuario: vi si conserva un dipinto del Beato Luigi, davanti al quale arde una lampada. Ricche le decorazioni a stucco, in perfetto stile barocco, che ornano le cappelle e la navata.

Il vero capolavoro è il monumentale ciborio in legno scolpito, intagliato, dipinto e dorato, opera seicentesca di Pietro Ramus: il tripudio di colonnine tortili, nicchie, statue culmina con la cupoletta a forma di bulbo che regge il Risorto, in ottemperanza ai dettami di Carlo Borromeo in materia di arredi sacri.

L’organo e la cantoria furono realizzati tra il 1765 e il 1768 dall’intagliatore Mattias Peder coadiuvato da Antonio Rinaldi. Del Santo si conservavano le reliquie in una preziosa teca d’argento sbalzato (trafugata nel 1942), donata alla comunità da Giovanna Gonzaga, nipote di San Luigi.

Fonte: Comune di Ponte in Valtellina

Via Sazzo, 2, 23026 Ponte in Valtellina SO