L’imponente macchina della Protezione Civile e dei soccorsi in ambiente impervio appartenenti a vari enti ed istituzioni si è attivata sabato 17 ottobre scorso nello splendido scenario dei laghi di Cancano, nel Comune di Valdidentro.
Non si è trattato di una reale emergenza, ma di una complessa e articolata esercitazione di Antincendio Boschivo (AIB) organizzata dalla Comunità Montana Alta Valtellina.
L’operazione, pianificata sotto la diretta direzione del responsabile operativo dell’ente Michele Zanoli, ha messo a dura prova la prontezza d’intervento, la tenuta dei collegamenti radio e la cooperazione tra volontari appartenenti a corpi differenti in scenari ad alta criticità.
L’addestramento ha visto lo schieramento sul campo di oltre 70 persone tra volontari delle squadre AIB locali, operatori della Protezione Civile e professionisti del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza.
A dirigere le complesse manovre tattiche e di spegnimento sono stati due Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS), Urbani Gerardo e Trinca Rampelin Fausto che, affiancati dal coordinatore della sezione di Protezione Civile ospitante Matteo Rocca, hanno coordinato le diverse dinamiche che hanno interessato i volontari dislocati sul territorio.
Il test sul campo e il ruolo strategico dei droni
Accanto alle classiche manovre di contenimento del fuoco, incentrate sulla verifica dei tempi di risposta delle squadre, il corretto utilizzo delle attrezzature idrauliche e la stesura delle linee di manichette, l’edizione di quest’anno ha introdotto un focus speciale di eccezionale complessità tecnica: la simulazione del ferimento di un volontario in ambiente impervio e il successivo recupero da parte delle istituzioni preposte quali il Soccorso Alpino e il SAGF.
In questo scenario, il ruolo della tecnologia è stato centrale grazie al modulo UAS (droni) della Provincia di Sondrio.
I velivoli leggeri guidati dai piloti della provincia capitanati da neo responsabile Andrea Mazzoni, non si sono limitati alla localizzazione iniziale del ferito sotto la coltre di fumo, ma hanno svolto una duplice funzione strategica: hanno fornito un supporto continuo alle operazioni valutando dall’alto l’andamento del fronte dell’incendio e hanno garantito la sicurezza dei tecnici del Soccorso Alpino e SAGF durante tutta la durata della manovra, monitorando i potenziali pericoli ambientali in tempo reale.
Il recupero in barella e le indagini sulle cause del rogo
Una volta individuato l’infortunato, sono scattate le delicate procedure di recupero verticale e sanitario.
Sotto l’occhio vigile dei droni hanno operato in stretta sinergia i tecnici del Soccorso Alpino (CNSAS) e i militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) di Bormio. Gli specialisti del soccorso in montagna hanno raggiunto l’operatore, lo hanno stabilizzato e, superando le forti pendenze e le insidie del terreno alpino, lo hanno imbarellato e trasportato in sicurezza a valle.
Parallelamente alle operazioni di spegnimento e salvataggio, l’esercitazione ha previsto anche la fondamentale fase investigativa. I Carabinieri Forestali del Parco Nazionale dello Stelvio (Stazione di Valdidentro) sono infatti intervenuti sul perimetro dell’incendio per avviare le indagini e i rilievi scientifici necessari a valutare la natura del rogo, determinando se l’origine del focolaio fosse dolosa o colposa. Una presenza che ha rimarcato l’importanza del lavoro investigativo e della tutela ambientale anche durante le fasi emergenziali più concitate.
Il bilancio del responsabile dell’ente
Il responsabile dell’ente Comunità Montana, Michele Zanoli, ha espresso profonda soddisfazione al termine della giornata d’addestramento:
“La presenza di oltre 70 operatori e la perfetta integrazione tra i sistemi tecnologici come i droni e i volontari di Protezione Civile A.I.B., corpi specializzati del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza dimostrano quanto sia alto il livello di reattività del nostro sistema. Testare il soccorso a un volontario ferito ci permette di garantire la massima sicurezza a chi, ogni giorno, rischia in prima persona per difendere il nostro patrimonio boschivo.”
L’esercitazione si è conclusa nel primo pomeriggio con il debriefing logistico e il pranzo comunitario, confermando l’efficacia della rete di sicurezza alpina e la straordinaria dedizione delle donne e degli uomini che vigilano sulla salvaguardia delle vallate e dei fragili ecosistemi dell’Alta Valtellina.