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Aldo Trivella:campione valtellinese nel salto con gli sci dal trampolino

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BLOG | 17/03/23 - Sondrio

Questa proprio non la sapevo e credo che nemmeno molti di coloro che leggeranno...

Nella storia della Valtellina si celano personaggi che hanno raggiunti importanti traguardi...ma che nessuno sa.

Questo è un caso.

Aldo Trivella è stato un uomo esemplare grazie alla sua passione travolgente per lo sport che amava tanto.

Nasce a S. Moritz nel 1921 da madre valtellinese (Valmalenco) e da padre bergamasco.

Fin da bambino, coltiva il sogno di volare sulle nevi, attraverso il salto con gli sci dal trampolino.

 

In una foto scattata quando era solo un ragazzino, Aldo imita già i futuri voli che lo avrebbero visto primeggiare sulle piste da gara.

 

Nonostante l'Italia non promuova a sufficienza questo sport e la sua zona natia non sia propriamente vocata, Aldo non si lascia scoraggiare arrivando al punto di pagare di tasca propria tutte le attrezzature necessarie per il salto con gli sci, visto che non esistevano gli sponsor in quel periodo…

 

Pur avendo raggiunto grandi successi sportivi, la sua vita non è stata facile. Perde il padre di infarto quando aveva solo 12 anni e questo evento lo segna profondamente.

 

Successivamente, finisce gli studi in collegio, dove soffre molto di nostalgia, esprimendo la sua tristezza attraverso lettere e disegni che invia alla madre.

 

Dopo il collegio, e la sua esperienza al fronte in guerra, Aldo si stabilisce a Chiesa in Valmalenco e inizia ad allenarsi nella vicina Lanzada su sci rudimentali e pesanti.

Qui conosce anche la sua futura moglie di origini milanesi, che ha trovato rifugio tra i monti per fuggire dalla guerra.

 

Dal loro matrimonio nascerà Enrico.

Grazie alla sua passione, alla sua tenacia e al suo talento, Aldo raggiunge traguardi straordinari.

 

Le sue abilità gli permettono di diventare uno dei più grandi campioni del salto con gli sci in Italia, vincendo 3 medaglie d'oro, 5 d'argento e 1 di bronzo ai campionati italiani tra il 1947 e il 1955, e partecipando alle Olimpiadi del 1956, dove si classifica al 38º posto.

 

Aldo ama lo sport in generale, come dimostrato dalle sue attività di allenatore della squadra italiana di salto con gli sci.

 

Ad un certo punto la sua carriera è interrotta da un infarto ma il suo spirito e la sua determinazione rimangono forti. Sceglie di dedicarsi alla vita privata, prima lavorando in un salumificio poi come bidello presso le scuole di Chiesa in Valmalenco.

 

Purtroppo la moglie ancora giovane, muore di cancro…proprio quando avrebbero potuto godersi la vita e la famiglia insieme.

 

Aldo Trivella non era solo un grande campione, ma anche un uomo di grande umiltà e gentilezza che è riuscito a sfidare ogni avversità e a raggiungere grandi traguardi.

 

Non si vantava dei suoi successi e non parlava mai della sua carriera. Questo atteggiamento gli ha permesso di diventare un punto di riferimento per molti ragazzi degli anni '60 e di farsi amare dalla gente del paese, che lo conosceva e apprezzava per la sua essenza umana.

 

Muore di infarto nel 1978, a soli 57 anni.

 

La mostra a lui dedicata, inaugurata a Sondrio il 13 marzo a Palazzo Pretorio e che proseguirà fino al 24 marzo, vuole essere molto più di una semplice esposizione di immagini, disegni e lettere.

 

Vuole raccontare la storia di uno sport poco conosciuto e di campioni di una tempra speciale, che si dedicavano anima e corpo alla loro passione senza perseguire il sogno di arricchirsi.

 

Questi atleti facevano sognare il pubblico, dimostrando che il sacrificio e la dedizione sono essenziali per raggiungere i propri obiettivi.

 

La mostra, realizzata grazie all'importante contributo della nipote di Aldo Trivella, Carolina, e alla consulenza affettiva di suo padre Enrico, vuole anche aprire uno squarcio sul Trivella più intimo e riservato, mostrando il suo lato umile e gentile che lo ha reso tanto amato dalla gente del paese.

 

Nella versione sondriese della mostra, si è voluto rendere omaggio anche ad altri due saltatori che hanno lasciato il loro segno nel territorio valtellinese: Luigi Pennacchio, la cui carriera è andata quasi in parallelo con quella di Trivella e che ha ottenuto un nutrito medagliere, e Edy Bibbia, di Bianzone, fratello del più famoso Nino.

 

Inoltre, è stato omaggiato anche il campione nello sci di fondo, Tony Schenatti, dimostrando che la passione per lo sport può accomunare anche atleti di discipline diverse.

 

La mostra vuole essere un'esperienza coinvolgente ed emozionante, che racconta la storia di atleti che hanno saputo trasformare la loro passione in un modo di vivere e che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dello sport.

 

Vale la pena andare a farci un giro.

Appuntamento a Sondrio presso il palazzo del Comune.

 

Curatrici  della Mostra Roberta Folatti e Carolina Trivella con la collaborazione di Anselmo Fontana e Tiziano Traversi

Per informazioni: Roberta Folatti artechemiattraversa@gmail.com

Guarda le foto in allegato

 

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