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14/10/2019

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Foto Alessio Giovacchini ©

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TERRITORIO

Alpeggio di San Salvatore e rifugio Saffratti

San Salvatore, alle porte della Valle del Livrio (val del Liri) è uno dei più conosciuti ed affascinanti maggenghi della media Valtellina, che riassume in sé elementi di straordinario interesse storico, leggendario e naturalistico.

Punto di partenza per diverse escursioni (prima fra tutte quella al rifugio Caprari ed al pizzo Stella), può essere meta di una semplice (ma comunque impegnativa) camminata che parta dai maggenghi più bassi di S. Antonio o Cantone e sfrutti la carozzabile.

Fra le diverse escursioni quella di maggior respiro che ci permette di scoprire il volto più gentile delle Orobie centro-orientali toccando quattro strutture che possiamo genericamente definire rifugi (anche se due sono bivacchi, un terzo rifugio e bivacco ed il quatro, proprio a San Salvatore, ex-rifugio) ed ha come punto di partenza l'ex-rifugio Saffratti, che si trova nell'alpeggio di San Salvatore, all'imbocco della valle del Livrio. 

Quella di San Salvatore è una delle più antiche chiese del versante orobico, in quanto risale al VI secolo e testimonia l'importanza della valle del Livrio, una delle più frequentate vie di comunicazione fra Valtellina e versante della Val Brembana fin dall'alto Medioevo.

La tradizione vuole che nei primi secoli dell'era cristiana proprio dalla Val Brembana i Cristiani defunti venissero portati fin qui con un viaggio non breve, per essere qui sepolti ed impedire che il luogo sacro della loro sepoltura venisse profanato dai pagani. 

Questo legame è testimoniato da una consuetudine assai antica e ad una tragica storia ad essa legata.

Nei secoli passati, quando San Salvatore era abitata permanentemente ed aveva un parroco, vigeva la consuetudine, sempre rispettata, di non iniziare la celebrazione della S. Messa domenicale prima che dalla Bergamasca venisse almeno una persona ad assistervi.

E questo accadeva regolarmente, anche se l'ospite poteva sopraggiungere ad un'ora più o meno tarda.

Lo si aspettava, come segno, appunto, di rispetto e legame.

Ma una disgraziata domenica il tempo era talmente cattivo che il parroco, dopo aver atteso per un bel po', si convinse che non sarebbe venuto nessuno dall'alta Valle del Livrio, per cui iniziò la celebrazione. Invece durante la celebrazione della messa si affacciò alla porta della chiesetta un ospite della Bergamasca.

Fradicio, stanco e furibondo per la violazione dell'antichissimo patto, si scagliò contro il parroco, uccidendolo all'altare. Il gesto ebbe ovviamente un'enorme eco, ed ancora i vecchi lo ricordano, anche se i contorni, con il passare dei secoli, si fecero più sfumati.

Le consuetudini legate a San Salvatore non terminano qui.

In passato qui giungeva nel giorno dell'Ascensione una solenne procezzione volta a propiziare il tempo nel cuore della primavera e nella successiva estate.

Nel vicino ossario, poi, si conservavano teschi di dimensioni superiori alla media, sui quali sono fiorite diverse leggende.

Due di questi teschi, in particolare, erano tenuti ai lati dell'altare ed accuratamente lavati, perché si credeva che regolassero il tempo, l'uno mandando la pioggia dopo lunga siccità, l'altro placando le tempeste più violente. 

Fonte: www.paesidivaltellina

Chiesa di S. Salvatore